Per secoli, il Ritratto di Santa Maria Maddalena di Raffaello è stato considerato perduto, fino a quando non è riemerso inaspettatamente in una collezione privata francese
Fu a Londra che questa collezione acquistò il dipinto, ignara di aver messo le mani su un tesoro dimenticato della storia dell’arte.
Santa Maria Maddalena di Raffaello, circa 1505
«Un capolavoro di straordinaria finezza esecutiva e di una maestria degna di Raffaello» ha sottolineato Nathalie Nolde, conservatrice-restauratrice dei musei di Francia a Chantilly e dottore in Storia dell’Arte, diplomata all’École du Louvre.
L’opera ha ritrovato tutta la sua legittimità grazie alle accurate ricerche condotte da un team multidisciplinare. Questo lavoro meticoloso, pubblicato nella rivista scientifica Open Science, Art et Science con il titolo “Santa Maria Maddalena, riscoperta di un capolavoro dimenticato di Raffaello Sanzio”, ha permesso di ricostruire la sua affascinante storia.
Una storia travagliata
Questo capolavoro, datato intorno al 1505, era uno dei gioielli della prestigiosa collezione del duca di Urbino, Francesco Maria II Della Rovere, dal 1623.
Il dipinto scomparve misteriosamente nel 1631 durante il trasferimento del patrimonio del duca a Firenze, destinato alla nipote Vittoria della Rovere.
Il Dott. Stefano Fortunati, esperto in grafologia e documenti antichi, è riuscito però oggi a chiarire le circostanze della scomparsa esaminando gli archivi di Stato di Firenze e Pesaro.
Come il dipinto scomparì dalla collezione
Il Dott. Fortunati ha rivelato che il trasferimento dei beni del duca avvenne in un contesto caotico: l’inventario durò un mese e le opere furono distribuite tra quattro palazzi prima di essere inviate a Firenze.
Durante questo periodo di transizione, numerose opere andarono perse, vittime di vendite, appropriazioni indebite o semplici negligenze amministrative.
Gli inventari ufficiali vennero consultati solo nel 1647, sedici anni dopo la morte del duca, lasciando spazio a manipolazioni e confusione nelle attribuzioni delle opere.
La copia che oscura l’originale
In questo clima di incertezza, un altro dipinto esposto alla Galleria Palatina, raffigurante lo stesso soggetto della Santa Maria Maddalena riscoperta, subì una serie di attribuzioni incerte, fino ad essere assegnato al Perugino.
Nel 1691 fu persino attribuito a Raffaello, poiché gli esperti dell’epoca sapevano dell’esistenza di un ritratto della santa dipinto dal maestro. Tuttavia, questa attribuzione fu presto messa in discussione a causa dell’assenza delle armi dei Della Rovere sul retro della tela, elemento descritto nelle antiche fonti.
Il Dott. Fortunati ha scoperto inoltre che una copia della Santa Maria Maddalena di Raffaello figura negli inventari delle opere trasferite a Firenze nel 1631, corrispondente con ogni probabilità alla versione conservata oggi nella Galleria Palatina.
Eppure, un dettaglio avrebbe potuto rivelare questa verità molto prima: l’iscrizione “S. Maria Madalena” presente sul busto del dipinto della Galleria Palatina è scritta in lingua volgare, una pratica inaccettabile fino alla fine del Concilio di Trento nel 1563, che imponeva l’uso esclusivo del latino nelle opere sacre.
L’impiego del volgare su un’opera religiosa risalente ai primi del Cinquecento è dunque un anacronismo evidente. La riscoperta del Ritratto di Santa Maria Maddalena ha suscitato un autentico entusiasmo nel mondo dell’arte.
Ma, come spesso accade, la verità non mette tutti d’accordo.
Sapere che l’originale riposa in una collezione privata mentre una copia rimane esposta in un museo infastidisce alcuni puristi.
Eppure, la versione della Galleria Palatina continuerà a brillare, proprio come la copia del Ritratto di Papa Giulio II di Raffaello conservata agli Uffizi, che per lungo tempo fu considerata l’originale prima che ulteriori studi attribuissero la paternità al dipinto oggi custodito alla National Gallery di Londra, proveniente anch’esso da una collezione privata.
Il magnifico Ritratto di Santa Maria Maddalena, capolavoro di Raffaello, che molti definiscono la Gioconda di Raffaello, sta però riconquistando finalmente il posto che gli spetta nella storia dell’arte.
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